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Mar 13
Sabato

DNA il cambiamento scientifico negli anni.

Negli anni 80 è stato scoperto che esiste un tratto del DNA che ci rende "unici", questo concetto è passato con il termine di FINGERPRINT, cioè una sorta di impronta digitale biologica.

A questo si è poi aggiunta una tecnica rivoluzionaria che ha cambiato radicalmente il percorso dello studio delle malattie genetiche e della genetica forense, aumentando notevolmente il potere discriminante del test rispetto al passato.

Oggi il mondo scientifico può affermare che un accertamento di paternità è valido al 99,99%. Questa tecnica che si chiama PCR (Polymerase Chain Reaction) è una tecnica attraverso cui una sequenza di acido nucleico può essere amplificata esponenzialmente in vitro. Voglio sapere di più...

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Scritto da Administrator   
Venerdì 26 Settembre 2008 13:31

DOMANDE CHE FREQUENTEMENTE MI VENGONO RIVOLTE :

Ora cerchiamo di fornire delle risposte a quesiti (che logorano chi vive questo problema di non essere riconosciuti sin dalla nascita ), in maniera semplice e comprensibile.

Il mio presunto padre è deceduto ormai da 18 anni, posso comunque “ricevere giustizia “ e vedermi finalmente riconosciuta come figlia legittima?

Allora per rispondere e questa e ad altre domande inizierei con l’affermare che il test di paternità è possibile eseguirlo sul confronto tra il figlio e il materiale biologico del Presunto Padre . Se quest’ultimo è in vita possono essere sufficietnti circa 2-3 ggt di sangue spottate su carta , oppure possiamo utilizzare saliva raccolta con uno swab buccale od altro ancora . Se il Presunto PAdre è deceduto è possibile , dopo aver riesumato la salma , utilizzare dei frammenti ossei o altro materiale autoptico . Ho una buona esperienza di Dna ottenuto da riesumazione di cadavere : il limite più grande in questi casi è la possibile degradazione del Dna a causa della “non sempre ideale onservazione _” del cadavere . Siamo quindi in grado di fornire una risposta di tipo affermativo a questa domanda. In aiuto di questi reperti oggi esistono inoltree diversi kit che sono concepiti proprio per amplificare il dna in “condizioni estreme –“ .

Il mio presunto padre dopo essere deceduto è stato cremato: ho visto così svanire la possibilità di ottenere il giusto riconoscimento?

Allora non si può procedere all’utilizzo delle ceneri e bisogna quindi capire la “situazione familiare “ . Il primo elemento che ci potrebbe tornare sicuramente utile è l’eventuale famiglia che il PP si può essersi formato nel corso della sua vita. In altre parole se dal PP sono nati altri figli questi ci possono fornire indirettamente il Dna del figlio che cerca il riconoscimento . Esistono ovviamente dei software dedicati per calcolare l’associazione allelica tra i fratelli e il nostro assistito; se poi sono vive anche le madri, la situazione sarà ancora più gestibile. Quindi anche alla seconda domanda, a meno di situazioni assolutamente anomale, è possibile fornire una percentuale di compatibilità biologica tra PP e figlio, in relazione alla variabilità genetica offerta dai figli nati all’interno del matrimonio del PP.

Il mio presunto padre "sembra" si sia sottoposto ad un test del dna parecchi anni or sono. Si può considerare un test attendibile?

È chiaro ed evidente che mentre oggi noi possiamo definire un riconoscimento di paternità affidabile e sicuro, nel passato questi test sia che accertassero che escludessero, certamente non hanno sempre fornito una risposta assoluta. Laddove fosse possibile, consiglierei di ripetere test eseguiti molti anni fa: nel caso di esito accertamento è facile comprendere come il basso numero di loci analizzati, spesso in assenza della madre, si potrebbe rivelare insufficiente; nel caso si esclusione rianalizzerei comunque i dati . A tale proposito vorrei parlare di un caso in particolare che mi ha visto come CTP.
Ho avuto modo di lavorare come ctp in una consulenza in cui una madre chiedeva per suo figlio il riconoscimento della paternità al padre biologico. La situazione era in una situazione di stallo in quanto il profilo biologico del padre e del figlio erano difformi per un allele ……..soltanto una perizia dettagliata e scrupolosa FECE CONCLUDERE Il caso con una sentenza di compatibilità. In aiuto di questo ragazzo che evidentemente aveva una mutazione per quel locus, c’era che il ragazzo fosse di sesso maschile ed è stato possibile quindi per il ctu ampliare i test degli STR con marker del cromosoma Y.
Riporto questo caso tanto per far comprendere che forse qualche anno fa, con meno test eseguiti e meno conoscenze sul  "comportamento" del dna , questa paternità sarebbe stata molto probabilmente considerata una esclusione. Come ho più volte riportato su altri articoli, le linee guida del GeFi , il gruppo di genetica forense italiana, consiglia sempre di escludere una paternità, ad esempio con più di due test ……una sola esclusione può essere riconducibile ad una possibile mutazione .

Ultimo aggiornamento Domenica 29 Marzo 2009 17:09
 
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